Le origini

La fondazione di Gesù e Maria

L’Arciconfraternita di Gesù e Maria di Monforte fu fondata nel 1621 per opera del sacerdote Placido Di Pietro sul modello di una Congregazione dello stesso nome attiva nel casale di Gesso – all’incirca a metà strada tra Monforte e Messina – fin dal 1605. Secondo quanto riportato dai documenti custoditi nell’archivio storico della Confraternita di Gesù e Maria, l’arcivescovo di Messina Pedro Ruiz de Valdivexo aveva disposto in precedenza che tutte le confraternite con il medesimo titolo che sorgessero nella Diocesi dovessero riferirsi per Costituzione e Regole proprio a quella di Gesso.

Le numerose confraternite di Gesù e Maria che sorsero nella prima metà della Seicento nella diocesi di Messina su incoraggiamento delle autorità ecclesiastiche erano accomunate da una spiritualità incentrata su Gesù Redentore, figura centrale del grande progetto della Salvezza incarnato nel Sacramento dell’Eucaristia –  fortemente e radicalmente contestato ad esempio dai Protestanti Luterani – e Maria Madre di Dio, strumento preziosissimo del Mistero dell’Incarnazione e modello esemplare della fede più completa e sincera nei disegni di Dio. La più compiuta rappresentazione iconografica della spiritualità delle confraternite di Gesù e Maria si ritrova nel grandioso quadro posto sull’altare maggiore della chiesa di Gesù e Maria di Monforte, capolavoro di Gaspare Camarda.

Padre Di Pietro ebbe l’abilità di raccogliere nella Confraternita di Gesù e Maria i rappresentanti di tutte le più importanti famiglie di Monforte che non fecero mancare lasciti e donazioni, contribuendo così in breve tempo alla creazione di un ingente patrimonio comprendente sia immobili che opere d’arte. Dopo un primo breve periodo in cui i congregati si riunivano presso la chiesa della Consolazione, oggi non più esistente, nel 1622 il barone di Monforte Giuseppe Moncada, desiderando rendere la Confraternita del tutto indipendente dall’Arciprete per le proprie attività, donò alla Confraternita alcuni edifici e terreni di sua proprietà perché fosse eretta una chiesa dedicata a Gesù e Maria.

I lavori di edificazione della Chiesa e degli adiacenti edifici si dovettero svolgere tra il 1622 e il 1629, anno in cui sono datate due delle grandi tele di Gaspare Camarda che fu chiamato dalla Confraternita a realizzare un grandioso e unico ciclo pittorico all’interno della chiesa. Nei primi decenni di vita della Confraternita, grazie ad un’amministrazione estremamente avveduta dei beni della Confraternita avviata da padre Di Pietro, furono anche acquistati preziosi argenti, paramenti e altre suppellettili che costituiscono il nucleo principale dell’attuale patrimonio artistico della Confraternita.

La Confraternita tra Seicento e Settecento

Dopo la morte del Fondatore, avvenuta nel 1673, e sino alla fine dell’Ottocento la Confraternita fu retta da un padre Cappellano eletto dal Consiglio della Confraternita che rimaneva in carica a vita e che, sul modello del ruolo ricoperto dal Di Pietro, ne era anche l’amministratore. Il padre Cappellano della Confraternita dopo la nomina viveva presso l’abitazione al di sopra della sacrestia della chiesa ed era coadiuvato nelle sue attività dagli Officiali, distinti in maggiori e minori, che potevano essere sia ecclesiastici che, soprattutto, membri laici della Confraternita. In questo periodo di grande espansione l’Arciconfraternita arrivò a contare diverse centinaia di sodali.

La principale attività della Confraternita, così come stabilita da padre Di Pietro, era rappresentata dalle opere di culto e di carità. Nella chiesa di Gesù e Maria si svolgeva una intensissima attività liturgica: ricordiamo le celebrazioni religiose per la Presentazione di Gesù al Tempio – più volte indicata dalle fonti d’archivio come la “festa primiera della Congregazione” – le Quarant’ore e i riti della Settimana Santa, le festività di Santa Caterina da Siena e Santa Chiara, la novena del Natale. Interessante appare la tradizione del cosiddetto Cola Maria (l’origine esatta del nome è sconosciuta), una festa istituita da padre Di Pietro e che si è protratta fino alla prima metà del Novecento in cui venivano donati frutta secca e altro semplice cibo ai poveri del paese. Già nel Seicento le celebrazioni liturgiche nella chiesa di Gesù e Maria si caratterizzavano per la loro grande solennità e, come testimoniano le fonti d’archivio, prevedevano la partecipazione di numerosi sacerdoti, una ricca decorazione della chiesa e l’utilizzo regolare di musicisti – sono documentati un organista stipendiato, un violinista e svariati cantori.

Tra le numerose attività caritatevoli, risultano ampiamente documentate l’assistenza regolare ai poveri del paese, ai pellegrini, ai malati, ai carcerati di Milazzo e la Confraternita curiosamente sostentò per anni anche una famiglia di ebrei convertiti al Cristianesimo che vivevano a Monforte. Inoltre padre Di Pietro aveva istituito un “legato di maritaggio” che prevedeva ogni anno la donazione di una dote in denaro ad una giovane sua discendente che andasse sposa.

La donazione del terreno e degli immobili per la costruzione della chiesa da parte del barone Moncada pose le premesse di una controversia giuridica dai toni talora molto aspri che si protrasse per secoli e che vedeva come controparti la Confraternita stessa e l’arciprete di Monforte. Quest’ultimo infatti pretendeva di esercitare il proprio controllo sulla Confraternita di Gesù e Maria e soprattutto di vidimarne i conti economici che, come detto, erano di entità tutt’altro che trascurabile. Dall’altra parte i confrati sostenevano che essendo stato a suo tempo acclamato come fondatore e principale benefattore il barone Moncada, la Confraternita aveva carattere prettamente laicale e quindi  non doveva rispondere in maniera diretta all’autorità religiosa locale. In alcuni periodi le due figure – Arciprete di Monforte e Cappellano di Gesù e Maria – coincisero e quindi le contese venivano temporaneamente sanate ma erano pronte a riprendere non appena l’arciprete del momento – come ad esempio nel caso di Giuseppe Valentino, definito letteralmente “torbido liticante” in un manoscritto conservato presso l’archivio di Gesù e Maria – avanzava dei diritti sull’amministrazione della Confraternita. La questione non fu mai pienamente risolta e  le dispute cessarono solo con la nuova normativa sulle associazioni religiose voluta dal sovrano borbonico Ferdinando II.

A partire dal primo Settecento l’Arciconfraternita risentì della grave crisi economica che colpì Monforte e Messina  più in generale dopo la repressione successiva alla rivolta antispagnola del 1674-1678. Anche se la situazione finanziaria si fece più stagnante non venne mai meno l’impegno dei diversi Cappellani nelle tante usuali attività. A dimostrazione di questa situazione piuttosto difficile, i libri contabili non documentano significativi interventi di restauro o di rifacimento nella chiesa dopo il disastroso terremoto del 1783 che sappiamo colpì pesantemente Monforte e con ogni probabilità anche la chiesa di Gesù e Maria. I bilanci dell’Arciconfraternita restano comunque piuttosto floridi per tutto il Settecento anche se non si registrano più committenze artistiche di rilievo come accaduto nel secolo precedente.

L’Ottocento

Nella prima metà dell’Ottocento l’Arciconfraternita di Gesù e Maria introdusse per prima a Monforte la pratica delle Sacre Rappresentazioni durante la Quaresima e sono documentate splendide raffigurazioni dei momenti salienti della vita di Cristo che si tenevano nella chiesa ad opera dei confrati. Queste rappresentazioni, nella forma dei tableaux vivants in voga all’epoca, prevedevano la realizzazione di elaborati fondali dipinti e l’illuminazione della chiesa con centinaia di luci colorate. Sappiamo inoltre che in diverse occasioni si utilizzarono persino abiti fatti venire appositamente dal teatro dell’opera La Munizione di Messina. Sempre nel medesimo periodo, la Domenica delle Palme i confrati iniziarono a recarsi in processione dalla chiesa di Gesù e Maria sino alla Chiesa Madre raffigurando con abiti particolarmente fastosi le stazioni della Via Crucis. Questa pratica avviata dall’Arciconfraternita di Gesù e Maria costituisce la più antica testimonianza storica della attuale processione del Venerdì Santo che è una delle tradizioni religiose più sentite dalla popolazione monfortese e che infatti ancora oggi muove proprio dalla nostra chiesa.


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