Dipinti e Statue

Le opere d’arte di maggiore importanza appartenenti all’Arciconfraternita di Gesù e Maria sono indubbiamente le tele realizzate da Gaspare Camarda tra il 1622 e il 1629 per la chiesa di Gesù e Maria. Il Camarda realizzò per l’Arciconfraternita tre grandi tele, una per l’altare maggiore raffigurante “Il trionfo della Croce tra Gesù e Maria” e  due di minori dimensioni raffiguranti rispettivamente Santa Chiara d’Assisi e Santa Caterina da Siena per i due altari laterali. Quest’ultima tela purtroppo è stata trafugata nel 1977 e non è più in possesso dell’Arciconfraternita (ne rimane una riproduzione fotografica in bianco e nero). Le opere monfortesi rappresentano il culmine della produzione artistica del Camarda e si collocano all’estremo della sua vita dal momento che non si hanno più notizie relative all’artista o a sue opere successivamente all’anno 1629.

Riproponiamo qui sotto per la prima volta le tre opere realizzate dal Camarda su committenza dell’Arciconfraternita di Gesù e Maria come si presentavano prima del furto del quadro di Santa Caterina da Siena (il primo da sinistra).  Come si può vedere  esse formavano un trittico monumentale per dimensioni e di eccezionale rilevanza per la storia della pittura siciliana del primo Seicento. I tre quadri di Gesù e Maria infatti con la loro profonda coerenza formale, stilistica  e pittorica testimoniano la collocazione del Camarda quale punto di congiunzione tra gli stilemi del tardo Manierismo siciliano (derivanti da artisti quali Antonio Catalano e Deodato Guinaccia) e le nuove istanze formali ed espressive del primo Barocco sviluppatesi in Sicilia proprio nella prima metà del Diciassettesimo secolo grazie a Filippo Paladini e ovviamente Caravaggio e i suoi numerosi imitatori. Il Camarda che opera in Gesù e Maria ci appare quindi come un tradizionalista capace di innovare, un artista cioè che ha raggiunto un punto di equilibrio estremamente personale e composto tra l’osservanza della tradizione pittorica su cui si è formato sul finire del Cinquecento e l’accoglienza di suggestioni e stimoli affatto nuovi provenienti da artisti della generazione successiva o di ambiti culturali e geografici differenti. Non va comunque trascurato, almeno nelle opere monfortesi del Camarda, il ruolo di una forte vicinanza spirituale tra la committenza confraternale e l’artista stesso che sembra trovarsi perfettamente a proprio agio con gli austeri soggetti e con la complessa tematica di impostazione controriformistica e penitenziale della Confraternita.

 

Il trionfo della Croce tra Gesù e Maria – Olio su tela, mt 4 x 2.6.

Autore: firmato e datato in basso a sinistra [Gaspar Camarda/Messanensis Pingebat/1629].

Collocazione: altare maggiore della chiesa di Gesù e Maria.

Quest’opera è unanimemente considerata la più riuscita tra le numerose raffigurazioni del medesimo soggetto che godette di grande popolarità nel messinese nel corso del Diciassettesimo secolo proprio in relazione al diffondersi delle confraternite dedicate a Gesù e Maria. Questo quadro ha una struttura compositiva e iconografica estremamente complessa e si propone come una vera e propria catechesi per immagini incentrata sul progetto della Salvezza dell’uomo realizzato per il tramite della Passione del Cristo. Il registro inferiore del quadro è popolato da numerosi angeli che recano e mostrano ai fedeli tutti  gli strumenti del martirio di Cristo: dai dadi con cui fu giocata la tunica ai chiodi e i martelli con cui fu inchiodato alla croce. La porzione centrale del quadro, la più ampia, accoglie la nuda croce – “puro simbolo” della Passione – con ai lati le meravigliose figure di Gesù e Maria disposte secondo uno schema triangolare ad apice verso l’alto. Tutta la scena è come sospesa su un panorama agreste idealizzato entro cui sono inseriti un abitato con un edificio con cupola – Monforte e la sua Chiesa Madre? – e poche figure umane di piccole dimensioni. Interessante notare che su un piccolo nudo rilievo montuoso posto al centro del panorama e raffigurante con ogni probabilità il Gòlgota giacciono le catene e le corde con cui Cristo fu legato e che simboleggiano il Peccato che lega gli uomini al mondo terreno. Il registro superiore del quadro è popolato da decine di angeli in gloria che fanno da contorno alla colomba dello Spirito Santo che pone in connessione il quadro con la sua cornice alla cui sommità è posto Dio Padre in figura di un vecchio con barba con le braccia protese verso la tela.

 

Santa Chiara d’Assisi – Olio su tela, mt 2.4 x 1.7.

Autore: firmato e datato in basso [Gaspar Camarda/Messanensis Pingebat/1629].

Collocazione: altare di Santa Chiara, parete ovest della chiesa di Gesù e Maria.

Questa tela raffigura Santa Chiara d’Assisi nell’atto di reggere l’ostensorio con la Santa Eucaristia. L’iconografia farebbe riferimento ad un noto episodio della vita della Santa che sarebbe avvenuto nel 1240 quando Chiara mise in fuga i Saraceni che assediavano San Damiano esponendo il Sacramento dalla finestra della sua cella. Nella raffigurazione del Camarda la scena viene privata di qualunque riferimento alla storicità contingente dell’episodio e il Sacramento contenuto entro un elaborato ostensorio diviene puro simbolo della Salvezza. Anche in questo quadro vi sono importanti riferimenti alla Passione di Cristo: al centro dell’ostia all’interno dell’ostensorio è raffigurata una croce mentre una bella figura di angelo a fianco della Santa sembra quasi emergere dalla semioscurità dello sfondo e irrompere nella scena recando gli strumenti della Passione raffigurati anche nel quadro del Trionfo della Croce sull’altare maggiore.

 

 

Cornici lignee – Sia il “Trionfo della Croce” che la Santa Chiara conservano le proprie monumentali cornici originali della prima metà del Diciassettesimo secolo di legno finemente scolpito, dipinto e dorato. Esse sono ben al disopra del livello medio delle cornici lignee superstiti della zona e rappresentano un vero unicum di inestimabile valore storico-artistico.

 

 

 

San Tommaso d’Aquino – Olio su tela, cm 68 x 56.

Autore: anonimo artista del XVIII secolo.

Collocazione: originariamente nelle chiesa di Gesù e Maria in collocazione sconosciuta. Attualmente nella sagrestia della chiesa di Gesù e Maria.

Questo piccolo dipinto fa parte della collezione dell’Arciconfraternita di Gesù e Maria ma ne sono sconosciute le circostanze di commissione o acquisizione e l’autore. Il quadro, di buona fattura ma in precarie condizioni di conservazione, raffigura il Santo come un giovane di bell’aspetto in abito monacale orante dinanzi ad un crocifisso e con in mano un volume rivolto verso chi guarda recante la scritta: “Bone Pastor/Panis Vere/Tu Rex Nostri/Miserere”. Questi versi sono tratti dal noto componimento “Lauda Sion Salvatorem” di San Tommaso d’Aquino.

 

Cristo alla colonna (Ecce Homo) – Statua lignea policroma con inserti in pasta vitrea, altezza mt 1,8.

 

Autore: ignoto scultore della seconda metà del XVII secolo.

Collocazione: altare dell’Ecce Homo, parete est della chiesa di Gesù e Maria.

L’altare dell’Ecce Homo, il più ricco ed elaborato nella chiesa di Gesù e Maria, fu edificato nel 1705 in stile barocco per accogliervi questa bella statua del Cristo alla colonna databile probabilmente alla fine del Seicento. Colpiscono in questa statua l’espressività del Cristo – accentuata dall’uso della pasta vitrea per gli occhi – e le ottime proporzioni anatomiche della figura. La statua, unico esempio di questo soggetto a Monforte, è da secoli oggetto di particolare devozione da parte della popolazione monfortese. Proprio su questo altare recenti saggi hanno dimostrato come ad eccezione dei putti tutta la struttura fosse riccamente decorata in policromia.

 

Maria Assunta – Marmo di Carrara con dorature.

Autore: ignoto scultore del XVIII secolo.

Collocazione: altare dell’Assunta, parete ovest della chiesa di Gesù e Maria.

Questa piccola statua di buona fattura in marmo bianco di Carrara, indicata in alcune fonti come “Madonna di Trapani”, potrebbe provenire dalla antica chiesa del Rosario, oggi non più esistente, e forse collocata in Gesù e Maria dopo il disastroso terremoto del 1783. L’ipotesi è verosimile in quanto l’anomala struttura dell’altare e della nicchia fanno pensare ad una modifica tardiva rispetto alla costruzione della chiesa. La statua è stata di recente restaurata e riportata all’aspetto originale, in precedenza alterato da una pesante ridipintura blu dell’interno del manto.

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